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Dinamo Degrado
Simbolo
Soprannomi: i Do-Khyi, i Mastini, i granata
Segni Distintivi
Maglie
Colori Sociali Granata
Dati Societari
Sede legale Vladivostok
Sede operativa Zagreb
Federazione FSGC
Campionato SFL
Anno Fondazione 1912
Proprietario e Presidente Zangief Gavrilovic Arkaninov
Vice Presidente Mario Kasun
Direttore Sportivo Jure Ilgauskas
Direttrice dell'Area Tecnica Iya Čajkovskaja
Allenatore Jaime Gallagher
Stadio Arena Do-Khyi, Zagreb
Centro sportivo Sportivnyy Tsentr Arkaninov, Zagreb
Palmares

Dinamo Degrado

La Dinamo Degrado è una società calcistica la cui prima squadra milita attualmente nella Serie A della SFL (SoHead Fantasy League), in qualità di neopromossa dopo essersi laureata vincitrice della Serie B nella scorsa stagione.

La società è stata fondata nel 1912 dal barone Arkaninov a Vladivostok: la proprietà è passata nel corso degli anni nelle mani di vari presidenti, venendo trasferita nel 1961 a Zagabria. Nel 2014 è stata acquisita da Zangief Gavrilovic Arkaninov, discendente in linea diretta del barone fondatore, che ne ha riportato la sede legale a Vladivostok, mantenendo però a Zagabria la sede operativa.

La squadra è tra le più titolate della SFL: nonostante i periodi di alterne fortune che si sono succeduti nel corso della sua storia, vanta infatti un palmarés prestigioso che conta ben dieci scudetti, cinque coppe nazionali ed una supercoppa.

Storia

Le origini

La società sportiva Dinamo Degrado venne fondata nell'estate del 1912 per volontà del barone Fyodor Izmailovic Arkaninov, il quale in un suo viaggio diplomatico in Inghilterra rimase profondamente colpito dalla dinamicità del nuovo gioco del calcio, al punto di decidere di doverla a tutti i costi importare nella sua Vladivostok.

Già a partire dalla stagione 1913/1914 la squadra venne iscritta al campionato della SFL: per via delle evidenti difficoltà logistiche, venne concesso alla squadra di disputare l’intero girone di andata fuori casa e quello di ritorno nell’impianto casalingo, così da non dover affrontare ogni due settimane un viaggio andata e ritorno sulla transiberiana. Dopo un girone di andata dalle fortune alterne ed una rapida eliminazione dalla Coppa di Lega, la Dinamo iniziò a macinare vittorie su vittorie nel girone di ritorno, complice il fatto di ritrovarsi ad affrontare avversari stravolti dai diecimila chilometri viaggio e pressoché paralizzati dal freddo inverno russo: con ben due giornate di anticipo, la squadra allenata da Nikolai Kirilovic Luzhin, alla sua prima stagione in una lega professionistica, si impose sul palcoscenico internazionale conquistando il suo primo scudetto.

Nonostante le proteste delle altre società, per la stagione successiva alla Dinamo vennero concesse le stesse condizioni logistiche dell’anno precedente, grazie anche all’influenza politica ed economica del barone Arkaninov che seppe oliare a dovere i meccanismi della burocrazia occidentale: la storia tornò quindi a ripetersi, con i ragazzi di Luzhin che dopo un’andata claudicante umiliarono tutti gli avversari nel girone di ritorno, andando così a conquistare il loro secondo titolo in SFL.

La rivoluzione d'Ottobre e il primo dopoguerra

La sospensione dei campionati dovuta alla Grande Guerra determinò ovviamente la sospensione delle attività sportive della Dinamo, ma soprattutto la rivoluzione d’Ottobre costrinse il barone Arkaninov ad espatriare, dovendo così abbandonare la squadra. Solo nel 1921, con la fine della guerra civile, la società riprese la propria attività, quando alla sua presidenza venne nominato il generale Egor Egonovic Targaryenko, che nei primi anni si occupò anche in prima persona di allenare la squadra.

Con una formazione molto giovane, composta in buona parte dai figli dei ragazzi di Luzhin, che all’epoca del successo dei genitori iniziavano a tirare i primi calci ad un pallone, Targaryenko tornò ad iscrivere la Dinamo Degrado alla SFL, senza però riuscire ad ottenere gli stessi privilegi concessi al barone Arkaninov. Ciononostante, i durissimi allenamenti del generale forgiarono la prima generazione figlia di campioni russi, che riuscirono finalmente a conquistare il loro primo scudetto, terzo per la società, con una vittoria all’ultima giornata della stagione 1926/27.

Lo scudetto tornò a generare interesse nella popolazione della città, con un grande afflusso alla scuola calcio della società: i rampolli di Targaryenko e le nuove leve tornarono a ricoprirsi di gloria per due anni consecutivi nelle stagioni a cavallo del 1933, conquistando per due volte il campionato ed alzando al cielo la Coppa di Lega del 1934, nel primo storico double della società.

Il declino del secondo dopoguerra

In seguito, complice la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale Targaryenko e buona parte degli atleti persero la vita, il Politburo affidò la presidenza della società a Dmitrij Razielovic Mazthelov: politico di professione, a differenza di Targaryenko e del barone Arkaninov, Mazthelov non provava il benché minimo interesse nel gioco del calcio, e lasciò la squadra abbandonata a sé stessa, senza allenatore, e stabilendo che questa giocasse solamente gli incontri casalinghi per non sobbarcarsi i costi delle trasferte.

Nel 1947 la squadra si ritrovò così per la prima volta nella sua storia ad essere retrocessa d’ufficio, quando anche le avversarie decisero di comune accordo di smettere a loro volta di sostenere i costi per la transiberiana.

Il 1961, il trasferimento a Zagabria e il ritorno in SFL

Abbandonata a marcire nel limbo della Serie B per oltre un decennio, la Dinamo vide nel 1961 uno degli anni più significativi della propria storia: dalla Croazia venne presentata a Reznikov un'offerta per il trasferimento della società a Zagabria. Il generale Mirza Borz, imparentato alla lontana col Maresciallo Tito e ammiratore di vecchia data della Dinamo di Targaryenko, decise infatti riportare in auge la società sportiva ma solo a patto di poterla vedere giocare nella propria città natia: Reznikov, ormai ultrasessantenne, senza più alcun peso politico in URSS e da tempo desideroso di liberarsi della società affibbiatagli dal Politburo, lavorò sottobanco per la cessione sottobanco della stessa. Incassando una considerevole mazzetta da Borz (grazie alla quale si trasferì in Brasile per il resto dei suoi giorni), Reznikov organizzò quindi il trasferimento della Dinamo a Zagabria, a dispetto del fermo niet del Politburo.

Ebbe dunque inizio una nuova stagione per la Dinamo Degrado: finanziando la società attraverso le più torbide fonti, Broz provvedette a realizzare uno stadio ed un centro sportivo ad uso esclusivo della squadra, oltre ad ingaggiare molti dei più promettenti talenti calcistici slavi. Nel maggio del 1963, alla seconda stagione del nuovo corso croato sotto la guida di Ivica Rabuzin, la Dinamo centrò l'obiettivo di tornare a calcare il palcoscenico della SFL dopo ben 16 stagioni di assenza.

Gli anni Sessanta: la rivalità con il Lokomotiv ed il ritorno alla gloria

Alla sua prima stagione di ritorno in SFL, la Dinamo propose un gioco spavaldo e spumeggiante, che Rabuzin mise in atto grazie ai numerosi giovani talenti a propria disposizione: il campionato si chiuse con un ottimo quarto posto, ma fu l'avanzata in Coppa a segnare per sempre la storia della società.

È il 23 aprile del 1964, e al novantesimo della semifinale di andata contro il Lokomotiv Arkan, disputata a Belgrado, sul 2-1 per i padroni di casa, Rakitic, 23enne ala dalla spiccata propensione offensiva della Dinamo, si invola sulla fascia destra, salta il terzino avversario, e fa il suo ingresso nell'area di rigore: il difensore centrale Princip è in clamoroso ritardo e opta per fermarlo con un intervento da film dell'orrore, con entrambi i piedi a martello sulle caviglie di Rakitic. L'arbitro, che solo in seguito si scoprirà essere stato corrotto dalla dirigenza del Lokomotiv, non assegna alcun fallo, consentendo così al portiere di recuperare palla, per fischiare immediatamente la fine della partita. Con Rakitic ancora in terra, Rabuzin si fionda in campo e sferra due pugni in pieno volto all'arbitro, mentre sugli spalti si assiste a scene da guerra civile.

Il bilancio finale della partita fu di centinaia di arresti sia tra i tifosi ospiti che casalinghi, un infortunio talmente grave da porre fine alla carriera di Rakitic e la radiazione a vita dal mondo del calcio per Rabuzin: il peggio, però, doveva ancora venire. Per la sfida di ritorno infatti i Granade Boys della Dinamo prepararono svariati chili di esplosivo al di sotto delle gradinate del settore ospiti: dopo nemmeno mezz'ora di gioco, con il risultato ancora fermo sullo 0-0, dopo un acceso scambio di insulti con annesso lancio di oggetti tra le due tifoserie, l'esplosivo venne fatto saltare, facendo crollare il settore ospiti e causando la morte di centinaia di tifosi serbi.

La partita venne annullata, il Lokomotiv fatto avanzare in finale (che poi vinse contro lo Sporting U.B.A.) e la Dinamo retrocessa d'ufficio in SCL e la frattura tra le due società divenne totalmente insanabile.

Non un solo giocatore della Dinamo però volle lasciare la squadra, che l'anno successivo giocò diretta da Gavrilo Halilović, braccio destro di Rabuzin (secondo molti ancora vero allenatore in pectore della squadra ed assurto a idolo delle masse croate nonché a volto pubblico dell'odio nei confronti del Lokomotiv): i Mastini sbrigarono la loro stagione di purgatorio con un travolgente record di 22 vittorie in 22 partite e tornarono così prepotentemente sulla scena della SFL.

La vita nella serie maggiore non fu facile come in quella cadetta, ma il cieco furore con cui scendevano in campo i ragazzi di Halilović spazzò via ogni resistenza sia in Campionato che in Coppa: da neopromossa, la Dinamo conquistò così il secondo double della propria storia nella stagione 1965/66, per poi giungere a replicare l'impresa nella stagione successiva.

Il nuovo declino

Al termine della stagione del 1967, Broz passò la presidenza della Dinamo al figlio Luka, al quale mancavano però gli agganci necessari per continuare a mantenere il flusso di denaro che alimentava la società: Halilović venne quindi ingaggiato all'estero, portando con sé alcuni dei migliori elementi, facendo quindi saltare il gruppo che per due anni aveva dominato la SFL.

Iniziò dunque un lungo periodo di fortune alterne, con la Dinamo che alternava stagioni dai buoni risultati (come la vittoria della Coppa nel 1973 o lo Scudetto del 1975) ad altre contraddistinte da prestazioni anonime se non addirittura salvezze raffazzonate. La vittoria della Coppa del 1978 fu da molti vista come il canto del cigno della Dinamo: tutto il decennio degli anni Ottanta trascorse infatti senza glorie, così come la prima metà degli anni Novanta.

Il ritorno sulle scene di fine anni Novanta

Nella primavera del 1996, quando la doppietta del Lokomotiv stava ormai prendendo forma, Broz figlio decise di rivolgersi al presidente croato Franjo Tuđman per ottenere capitali con cui far tornare la Dinamo allo splendore dei tempi di Halilović e porre fine al più presto fine al periodo di successi degli acerrimi nemici serbi, in un'operazione d'immagine non solo calcistica ma anche nazionalistica.

Prima dell'avvio della stagione 1996/97 Tuđman riuscì a trovare il modo di fornire a Broz i soldi per una campagna acquisti di tutto rispetto, mentre sulla panchina venne chiamato Davor Alibegović, ex regista della Dinamo di Halilović: nonostante i bookmakers continuassero a vedere il Lokomotiv favorito sia per lo scudetto che per la Coppa, la Dinamo conquistò la vittoria in campionato oltre che ad eliminare il Lokomotiv Arkan dalla Coppa, salvo poi capitolare contro il Real Maiunagioia in finale.

Alibegović non riuscì a far ripetere ai suoi nella stagione successiva, ma ottenne comunque uno storico risultato nel 1998 andando a riscattare la finale di Coppa perduta strappando al Real Maiunagioia la prima ed unica Supercoppa del palmarés della società. L'allenatore rimase in sella fino a maggio 2001, quando dopo due stagioni senza titoli tornò a conquistare il campionato, il decimo nella storia della società.

In quell'estate infatti, poco dopo aver presentato il nuovo logo della società (recante una stella - rigorosamente rossa - celebrativa del decimo titolo SFL), il torbido giro di denaro con cui Tuđman aveva alimentato le casse della Dinamo venne a galla: il presidente Broz venne però condannato per bancarotta fraudolenta, causando così il fallimento della società, che venne così retrocessa in SCL.

Gli anni Duemila, l'avvento di Arkaninov ed il ritorno nella massima serie

Da poco eletto, il nuovo presidente della Croazia Stjepan Mesić, già ferocemente critico nei confronti dell'operato di Tuđman, cavalcò l'onda dell'indignazione pubblica per mettere alla pubblica gogna Broz e Tuđman, e fece in modo di mettere un uomo di propria fiducia alla presidenza della Dinamo: ebbe così inizio la presidenza di Mario Kasun, uomo dalla grande cultura sportiva e da sempre tifoso della Dinamo, ma sprovvisto di un portafogli dal volume sufficiente a riportare la squadra ai fasti passati.

Kasun optò quindi per una presidenza dal basso profilo ma dagli investimenti intelligenti: riorganizzò completamente la struttura del settore giovanile, ingaggiando numerosi ed esperti talent scout e organizzando una rete di ricerca giovani atta a raccogliere e far crescere giovani talenti dai 6 anni in su, croati soprattutto ma anche da tutto il resto del mondo, con la prospettiva di farli arrivare in prima squadra dopo l'intera trafila all'interno delle giovanili della società con un forte senso di attaccamento alla maglia.

Il progetto, per quanto lungimirante, era però a lungo termine: dopo dieci anni di presidenza, la Dinamo ancora ristagnava nel limbo della serie cadetta, senza nemmeno mai essersi concretamente avvicinata ad una promozione; Kasun decise quindi di guardarsi attorno e trovare investitori internazionali disposti a rilevare la società e dare così coronamento ai propri sforzi. Dopo aver raccolto rifiuti dal mondo dei petrodollari e dai tycoon del sud-est asiatico, è in Russia che nel 2012 il presidente trova finalmente il giusto interlocutore: si tratta dell'eccentrico magnate del mondo della finanza, Zangief Gavrilovic Arkaninov, discendente in linea diretta del barone Fyodor Izmailovic Arkaninov che fondò la società un secolo prima.

Lo sviluppo dell'acquisizione della società si estende per quasi due anni, con il pronipote del barone che vuole riportare la squadra a Vladivostok ed assumere in prima persona il controllo della società: Kasun, decide di rinunciare alla propria carica a patto che la squadra continui a giocare a Zagabria. La trattativa si conclude con Arkaninov che a Gennaio 2014 Arkaninov diventa a tutti gli effetti presidente della società, trasferendo solamente la sede legale in Russia ma senza traslocare la squadra, mentre a Kasun viene assegnata la vicepresidenza.

Come primi investimenti Arkaninov ristruttura stadio e centro sportivo, facendo così nascere la suggestiva Arena Do-Khyi e l'avanzatissimo Sportivnyy Tsentr Arkaninov, intitolato al trisnonno.

Nelle sessioni di mercato successive al suo insediamento dà luogo ad importanti investimenti, tra i quali spicca il tesseramento del bomber ucraino Taras Chernenko, che nella stagione 2014/2015 trascina la squadra alla conquista della promozione che pone fine ai quattordici anni di purgatorio nella serie cadetta, riportando finalmente la Dinamo Degrado a calcare i campi della SFL.

Tifoseria

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Canali ufficiali

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Allenatori e Presidenti

Di seguito l'elenco dei presidenti e dei più importanti allenatori della Dinamo Degrado dall'anno della fondazione ad oggi.

Presidenti
1912 - 1917 - Fyodor Izmailovic Arkaninov
1921 - 1939 - Egor Egonovic Targaryenko
1939 - 1961 - Anatoliy Nazarovic Reznikov
1961- 1967 - Mirza Broz
1967 - 2001 - Luka Broz
2001 - 2014 - Mario Kasun
2014 - Oggi - Zangief Gavrilovic Arkaninov
Allenatori storici
1913 - 1917 - Nikolai Kirilovic Luzhin
1921 - 1939 - Egor Egonovic Targaryenko
1961 - 1964 - Ivica Rabuzin
1964 - 1967 - Gavrilo Halilović
1996 - 2001 - Davor Alibegović

Palmarés

17 Trofei Ufficiali

Campionato SFL: 10

1913-1914, 1914-1915, 1926-1927, 1932-1933, 1933-1934, 1965-1966, 1966-1967, 1974-1975, 1996-1997, 2000-2001

Coppa di Lega: 5

1933-1934, 1965-1966, 1966-1967, 1972-1973, 1977-1978

Supercoppa di Lega: 1

1997-1998

Rosa

Rosa, numerazione e ruoli, tratti dal sito web ufficiale della Lega Professionisti SFL (LPSFL), sono aggiornati al 1º settembre 2016.

Ruolo Età Nazione Nome Cognome
POR 30 David Robert Lanfield 1
POR 28 Ciro Moghelli 12
DIF 28 Aimo Biancardo 4
DIF 28 Casimiro Barbiano 3
DIF 28 Märten Hauer 5
DIF 23 Aleksej Mistic 27
DIF 26 Lilian Durand 19
DIF 26 Marco Moreglia 16
TER 23 Blagoie Kristic 2
TER 24 Edgar Rafael Gonzalo 33
MED 28 Stanislao Vestone 14
MED 27 Vladimiro Pestone 18
MED 27 Raffaele Vicario 28
CEN 27 Ciriaco Sforza 6
CEN 28 Gorislav Meretskov 8
CEN 28 Tobias Valdaeren 20
CEN 29 Bojan Saveljinas 13
CEN 28 Archimede Osorio 44
CEN 32 Remo Polacci 15
ALA 23 Havryil Derkac 21
ALA 28 Francisco Villanova 23
ALA 29 Eduardo Fidel Guerrero 7
ATT 26 Taras Chernenko 10
ATT 23 Ariel Santiago 9
ATT 28 Andrew Barron Murray 11
ATT 25 Girolamo Puntone 32
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